Maria Zuccarini: colori da vivere e da indossare

Maria Zuccarini è una consulente d’immagine. Ideatrice di “50&Oltre”, progetto dedicato alle donne over 50. Da una parte, Maria vuole accompagnarle ad accettare serenamente i cambiamenti dovuti all’età e, dall’altra, le aiuta a valorizzare questi cambiamenti per continuare a sentirsi a proprio agio con sé stesse. 
Leggi la sua intervista per conoscere a fondo il suo progetto e l’ambito in cui opera. 

Parlaci un po’ di te e del tuo lavoro. Qual è il tuo percorso formativo e professionale?

La mia passione per la moda nasce da bambina, quando con mia madre confezionavo gli abitini per la mia Barbie. Da ragazza, poi, ho deciso di frequentare, parallelamente all’Università (facoltà di architettura, studi che però non ho mai completato), un corso di stilista figurinista, professione che ho svolto per 25 anni. Dal 2012 ho iniziato a specializzarmi e dedicarmi alla consulenza d’immagine. 

Come e quando hai deciso di avviare il tuo progetto “50&Oltre”? Ci sono stati motivi o episodi particolari che ti hanno portata a scegliere la professione di consulente d’immagine? 

In realtà il progetto di “50&oltre” è nato abbastanza casualmente, come progetto “social” e di blog: mi sono resa conto che qualcosa stava cambiando nella percezione del corpo femminile delle over 50. Le donne hanno preso consapevolezza del loro corpo e scoperto che anche dopo la menopausa può essere ancora attivo, bello, seducente. Partendo da queste premesse ho creato un blog e ho dedicato le mie pagine social alle donne che appartengono a questa delicata fascia di età. Questo desiderio di mettere la mia esperienza al servizio delle donne era lo stesso che mi aveva fatto decidere, nel 2012, di diventare consulente d’immagine. Quasi una missione, più che una scelta professionale

Cosa vuol dire per te essere una consulente d’immagine freelance? 

Essere freelance è senza dubbio un vantaggio in termini di organizzazione del lavoro: posso pianificare in libertà, riuscendo a mantenere ampi margini di tempo da dedicare a me e alla famiglia. Inoltre, la mia professione può essere svolta solo in questo modo. 

Come libera professionista, quali sono le difficoltà maggiori che incontri nel tuo lavoro? Ce ne sono alcune che ritieni siano specifiche del tuo settore?

Le difficoltà maggiori forse sono soprattutto a livello fiscale, anche se con il regime forfettario si riesce a gestire il lavoro con un po’ più di tranquillità. Non credo ci siano difficoltà specifiche riguardo la mia professione, se non forse che è ancora poco conosciuta e quindi è più difficile trovare e fidelizzare clienti.

Come stai gestendo il tuo lavoro in questo periodo? Ti sembra che stia cambiando il modo in cui le persone pensano a sé stesse e, di conseguenza, al modo in cui vogliono presentarsi all’esterno?

Da quando è scoppiata la pandemia ovviamente anche il mio lavoro, come tanti altri, ha subito una battuta d’arresto: noi consulenti abbiamo dovuto organizzarci esclusivamente con le consulenza online, studiando un metodo che non penalizzasse il rapporto con la cliente e, di conseguenza, il risultato finale. Le richieste sono sicuramente cambiate: l’obbligo del lavoro in smart working ha portato le donne a voler concentrare la cura dell’immagine soprattutto sul volto, quindi le mie consulenze nell’ultimo anno sono state incentrate soprattutto sull’analisi dei colori personali e su quella del viso.

Il tuo contributo nell’agenda aiuta a identificare i propri colori, quelli che contribuiscono a svoltare anche le giornate più negative perché meglio si addicono a una persona sulla base della sua tipologia cromatica. 
È facile trasmettere questo messaggio? 

L’armocromia, parte essenziale del percorso di consulenza d’immagine, è una disciplina che solo di recente ha iniziato a riscontrare l’interesse che merita, grazie anche al fatto che la professione di consulente d’immagine sta prendendo sempre più piede. Devo ammettere, però, che c’è ancora una certa diffidenza nell’affidarsi completamente a una consulente per la scelta dei colori da indossare, forse perché si pensa che la palette che viene creata sia un diktat al quale attenersi rigidamente e che non tenga conto del gusto personale, ma non è affatto così.

Perché hai deciso di partecipare al progetto “Ddays, un anno da donne”?

Questo progetto ha stuzzicato da subito il mio interesse, me ne sono letteralmente innamorata perché ho sempre creduto nella collaborazione al femminile, nel fare gruppo per sostenersi e interagire, come anche per scambiarsi consigli e opinioni sulle reciproche professioni. Purtroppo non è semplice creare i presupposti perché questo avvenga, c’è ancora tanta competizione tra donne. Ho desiderato fortemente far parte del gruppo “Ddays” e sono felice e orgogliosa di esserci riuscita.

Vuoi dire qualcosa alle donne che hanno deciso di avviare una propria attività professionale o che in questo periodo stanno decidendo di cambiare qualcosa del proprio lavoro? 

Vorrei dir loro di lanciarsi, anche se prese da mille dubbi e paure: il percorso non è semplice ma se di fondo c’è una grande passione, sicurezza nelle proprie capacità e voglia di farcela, niente potrà fermarle. Anche in un periodo difficile come quello che stiamo affrontando.

Hai un consiglio su come affrontare il 2021? Dal punto di vista dell’immagine su cosa dovremmo puntare? 

Direi che per prima cosa bisogna fare un percorso di accettazione di sé, ritrovare l’amore per sé stesse e per il proprio corpo, anche se gli anni lo hanno cambiato. Se non ci si ama non è possibile iniziare nessun tipo di percorso d’immagine: il “bellessere“, come lo chiamo io, è un insieme di benessere e bellezza che è inscindibile
Poi direi di puntare sempre e comunque sul colore, predispone al buon umore ed è un preziosissimo alleato per farci apparire subito più luminose.

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