Monia di Armonia Creazioni: costanza e passione per il disegno

Chi sono le libere professioniste? Cosa fanno? Come gestiscono il loro lavoro?

Io credo che ogni persona sia unica e che ogni libera professionista lo sia un po’ di più.

Per conoscere meglio il mondo vario e articolato delle freelance ho deciso di iniziare a presentarti le professioniste che hanno collaborato, collaborano e hanno avuto un ruolo nella definizione del progetto ‘Ddays, un anno da donne’. 

Oggi ti propongo un’intervista a Monia di Armonia Creazioni. Si è occupata del logo del progetto e sta lavorando ad altri aspetti relativi alla mia ‘immagine’ di cui ti parlerò. Sono rimasta, letteralmente, colpita da lei, dalla sua carica e dalla passione con cui lavora. 

Ha un’esperienza professionale e personale da condividere fatta di scelte, di momenti difficili, di coraggio e di costanza. 

Buona lettura!

Direi di iniziare dalle presentazioni. Raccontaci un po’ di te, chi sei? Di cosa ti occupi?

Mi chiamo Monia (da qui il nome Armonia Creazioni, non tutti colgono il gioco con il mio nome) e disegno da sempre. Ho un percorso formativo abbastanza tradizionale, ho studiato prima all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti. 

Ho iniziato la mia attività lavorando per il teatro e occupandomi delle scenografie e del disegno delle acconciature. 

Nel frattempo ho continuato a studiare, e studio ancora adesso, credo non ci si possa mai fermare, e ad assecondare le mie passioni e i miei interessi. 

Ho fatto un corso di arredamento che mi ha permesso di lavorare in un negozio di progettazione di interni. Avevo molte responsabilità e trattavo questa attività come se fosse mia, da qui la decisione di diventare una libera professionista, aprire la partita IVA e trasformare le mie passioni nel mio lavoro

In un primo momento mi sono dedicata al disegno di bigiotteria artigianale. Adesso mi occupo soprattutto di ritratti di famiglia e di illustrazioni personalizzate. 

Nell’ultimo periodo ho iniziato anche a dedicarmi alle pitture murali e mi auguro di riuscire a portare avanti anche questa nuova attività. 

Hai realizzato l’illustrazione del progetto Ddays. Come hai lavorato? Cosa hai voluto rappresentare? 

Per realizzare un logo mi lascio trasportare e ispirare dal racconto delle persone che me lo richiedono. Nel caso del progetto Ddays, Daniela mi ha raccontato tanto di sé e il suo racconto mi ha trasmesso colori, eccentricità, energia, femminilità e impegno. Ho cercato di raccogliere tutti questi elementi su un foglio, di dare importanza alla prima “D” con motivi floreali e di mettere in evidenza alcuni elementi che caratterizzano il lavoro di una libera professionista.  

Ci puoi raccontare il percorso che ti ha portata a diventare una libera professionista? 

Secondo me ci sono persone che sono adatte a essere libere professioniste. Io, poi, faccio un lavoro che mi piace e mi sento adatta a essere una freelance.

Per me è stata quasi una decisione naturale.

Alla base della mia scelta c’è, sicuramente, la costanza con cui ho mantenuto fede al mio modo di essere e alla mia passione per il disegno e per l’espressione artistica. 

Non posso fare a meno di riconoscere che ci sono stati momenti difficili, ma non mi sento adatta a un lavoro da dipendente. Ho bisogno di cambiare e questo lavoro mi permette di fare 1000 lavori diversi. 

Com’è organizzato il tuo spazio lavorativo?

Attualmente la situazione è in evoluzione

Ho due bambini piccoli, lavorare da casa mi ha permesso di lavorare sempre sia prima, che durante e dopo le gravidanze, non mi sono mai fermata. 

A un certo punto, però, ho sentito l’esigenza di avere un posto mio, un piccolo studio che fosse uno spazio diverso da quello domestico e familiare. Per diversi anni ho avuto un luogo che era diventato un punto di incontro con i clienti e uno spazio estremamente caratterizzato che mi rappresentava benissimo.

I recenti avvenimenti legati al coronavirus e soprattutto l’incertezza relativa a come andranno le cose a settembre mi hanno costretta a lasciare quel posto. Adesso ho trasferito il mio angolo di lavoro a casa, in questo modo riesco a stare con i bambini e a lavorare alternandomi con mio marito nella loro cura. 

Come riesci a conciliare vita professionale e vita familiare? 

Non è facile e negli ultimi mesi è stato particolarmente difficile.

Una delle difficoltà maggiori dell’essere una libera professionista è che non si stacca mai. Il rischio è quello di lavorare sempre o di avere sempre mente e pensieri dedicati al lavoro. 

Cosa fai per promuoverti e per trovare nuovi clienti? 

Mi affido soprattutto al passaparola, ho un blog, uso molto poco i social e fino a poco tempo fa ero su Etsy. 

Il problema è che si tratta di strumenti che hanno bisogno di tempo e non sempre riesco ad aggiornare i miei profili sui social.

Il passaparola è lo strumento che per me funziona meglio. La promozione migliore sono i clienti: le persone sono contente del lavoro fatto e si passano le informazioni necessarie.

Secondo te quali sono i pro e i contro dell’essere una libera professionista? 

Come ho già detto non potrei fare altro e sono convinta che continuerò a disegnare per il resto della mia vita.  

Tra gli aspetti negativi ci sono alcune persone, devo dire però che sono poche, che non rispettano il mio lavoro pensando di poter decidere loro il prezzo.

Poi ci sono quelli che si perdono in dettagli insignificanti e che non valutano il valore del lavoro nel suo insieme. 

E poi ci sono le persone che pensano che, siccome lavori da casa e hai la possibilità di organizzarti le giornate lavorative, sei sempre a disposizione. 

Poi ovviamente ci sono le tasse e il non avere mai delle certezze. Ma, come ho detto, il lavoro da dipendente non fa per me. 

Hai qualche consiglio per chi sta pensando di diventare una libera professionista o lo è diventata da poco? 

Penso che la costanza faccia la differenza.

Credo che anche nel caso delle freelance si possa applicare la ‘regola dei 5 secondi’ di Alex Zanardi, lui la spiega così: «Quante volte mi è successo di voler mollare. Ti senti sfinito e gli avversari sembrano meno stanchi di te. E allora, per trovare qualcosa dentro, penso: ancora 5 secondi, dai, cosa vuoi che siano. Chiudo gli occhi e spingo, sentendo la fatica e il dolore. Poi li riapro e magari vedo che sono gli avversari ad aver mollato!»

Bisogna avere molto coraggio, non abbattersi quando le cose vanno male, perché può capitare, e, soprattutto, bisogna studiare e aggiornarsi sempre.

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