Anna Natale: di tacchi, portamento e femminilità

Se rientri in quella categoria di donne che fanno molta fatica a camminare sui tacchi Anna Natale è la professionista che fa al caso tuo.
Anna è “Consulente di tacchi” e “Mentore di femminilità e portamento”, è la persona adatta a darti i consigli giusti per scegliere le scarpe coi tacchi più adatte a te e per insegnarti come camminare mostrando tutta la tua femminilità.
Insomma, se segui i suoi consigli camminare sui tacchi non sarà più un’impresa disperata. 
Leggi la sua intervista per conoscere nel dettaglio il suo lavoro. 

Parlaci un po’ di te e del tuo lavoro. Qual è il tuo percorso formativo e professionale?

Il lavoro come “Mentore di femminilità e portamento” e “Consulente di tacchi” è più una missione che un lavoro vero e proprio. Tutto è nato circa 10 anni fa in una scuola di ballo: sono entrata per capire cosa stava accadendo e ne sono uscita ballerina. Ho praticato 8 anni di salsa cubana, 2 di burlesque e 1 di sensual chair dance. A tutto questo si aggiunge la pratica costante, da 6 anni a questa parte, della disciplina dello yoga in volo.
Poi la curiosità mi ha portata a frequentare un master di tacchi e portamento a Milano. Da questo mega mix è nato il progetto “Anna dai tacchi rossi”. Dal 2015 organizzo eventi, workshop, lezioni di tacchi e portamento, e offro consulenze mirate per aiutare le donne a individuare i tacchi più adatti alla loro quotidianità e quelli perfetti per le occasioni speciali.
La mia formazione non finisce qui: ho una lista ben precisa di tutti gli aspetti che desidero approfondire per continuare a dare il meglio a tutte quelle donne che desiderano vivere la propria femminilità.

Come e quando hai deciso di avviare il tuo progetto “Anna dai tacchi rossi”?

Anna dai tacchi rossi” nasce una notte di fine marzo. All’epoca ricevevo diverse richieste d’aiuto, mi chiamavano da diverse parti d’Italia per vivere esperienze diverse dal solito. Così dopo il master e dopo aver organizzato alcuni eventi, ho deciso di trasformare la mia passione in qualcosa di più concreto, in uno strumento a supporto delle donne. 

Quindi, donne e tacchi, tutte possono imparare a camminare sui tacchi, su qualsiasi tipo di tacco?

No, mi dispiace ma la verità è che non tutte le donne possono camminare su tutti i tipi di tacchi. Tutte le donne possono, però, imparare a camminare sui tacchi, quelli adatti a loro e quelli su cui si sentono sicure, femminili e libere di esprimere sé stesse. 

Cosa vuol dire per te essere una freelance? Come libera professionista, quali sono le difficoltà maggiori che incontri nel tuo lavoro?

Essere una freelance per me significa essere fedele alla mia libertà, quella di scegliere con chi lavorare e in che modo.
La difficoltà maggiore è restare fedele alla pianificazione. Se devo individuare il mio tallone d’Achille credo sia proprio questo: la difficoltà, cioè, a seguire la pianificazione. 

Il tuo lavoro si svolge soprattutto online, come riesci a gestire un corso online per imparare a camminare sui tacchi o le consulenze di portamento?

Causa pandemia il mio lavoro si è spostato online, prima era diverso. Prima riuscivo a offrire un giusto mix tra servizi online e servizi offline. 
Il corso online si alimenta da solo, è stato pensato apposta per rendere le donne libere di poterlo seguire senza troppi vincoli, così da riuscire a integrarlo nella propria quotidianità. 
In questo modo ho più tempo da dedicare alle consulenze personali che richiedono un’attenzione totale verso la cliente.

Il tuo contributo nell’agenda definisce il rapporto donne/ tacchi un rapporto conflittuale, di odio e amore. Come si può superare questa conflittualità? Secondo te esiste un modo?

Sì, esiste un modo. È importante partire dal presupposto che i tacchi sono uno strumento potentissimo se utilizzati con consapevolezza. Nel tempo i tacchi sono stati eletti a simbolo di femminilità e così vengono indossati “un po’ a caso”, spesso obbligando le donne a sopportare un bel po’ di dolore pur di aderire a un ideale: i tacchi fanno male, se usati male. È questa l’amara verità
Con questo non voglio dire che non vanno indossati, voglio dire che se vogliamo indossarli è fondamentale conoscersi e conoscerli. Bisogna, in primo luogo, imparare a conoscere quali sono i tacchi giusti, perché non tutte possono indossare tutti i tipi di tacchi e, in secondo luogo, è fondamentale imparare a combinarli nell’arco della propria giornata.
È un gioco di equilibri: un equilibrista sa sempre molto bene cosa deve fare e cosa no per evitare una caduta. Ecco in questo modo è possibile superare la conflittualità tra odio e amore nei confronti dei tacchi. 

Perché hai deciso di partecipare al progetto “Ddays, un anno da donne”?

Per fare arrivare il mio messaggio a quante più donne possibile. Per dire loro che i tacchi se usati bene diventano uno strumento di empowerment molto forte. E non ultimo, per fare acquisire alle donne la consapevolezza di quanto sia importante scegliere i tasti giusti e usarli con criterio. 

Che consiglio daresti alle donne che hanno deciso di avviare una propria attività professionale?

Prima di tutto di farlo con il cuore. Quello che ho riscontrato dopo diversi anni di attività è la mancanza di sincerità sul perché si fa quello che si fa. Purtroppo, mi è capitato spesso di confrontarmi con realtà che perseguono esclusivamente il profitto usando il messaggio come leva.
Io credo, invece, nelle cose fatte con il cuore, che fanno brillare gli occhi e che donano ricchezza a chi ascolta.
Inoltre, è molto importante, quando si decide di avviare una propria attività professionale, pianificare ed essere flessibili. Fare un bel piano senza restarvi intrappolati è fondamentale anche perché la vita è fatta di imprevisti e questa pandemia ce lo sta ricordando.

Il 2020, tra smartworking e impossibilità di uscire, ci ha imposto un nuovo stile di vita e ha lanciato il trend del “comfort look”. Il 2021 ci riporterà sui tacchi? O pensi che le abitudini stiano cambiando?

Le abitudini sono inesorabilmente cambiate ormai, ma quello che riscontro è la voglia di amici, di abbracci e di spensieratezza. Anche se dopo un anno e poco più, la quotidianità pare sia diventata più comoda, molte di noi sentono il bisogno e la necessità di indossare un meraviglioso paio di tacchi, di uscire per una serata con le amiche e di chiacchierare del più e del meno. Se poi il 2021 sarà l’anno dei tacchi questo non posso prevederlo (purtroppo), posso invece augurare a tutte noi un ritorno alle relazioni sociali, per chi vorrà, con un bel paio di tacchi!

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