Alessandra Ferro: tra le parole di una scrittrice

Alessandra Ferro è molto presente nel progetto “Ddays, un anno da donne”, si sta infatti occupando della conduzione del “Ddays Café” e sta contribuendo a far conoscere più a fondo le altre freelance del gruppo.
È una scrittrice e ha all’attivo un romanzo “C’è sempre una sorella preferita”.
Adesso è il momento di conoscere meglio lei e il suo lavoro.
Buona lettura!

Ti stai dedicando alla conduzione del “Ddays Café”, e ci stai aiutando a conoscere più a fondo le altre freelance. Adesso, però, tocca a te parlarci di te e del tuo lavoro. 
Qual è il tuo percorso formativo e professionale?

Mi sono laureata nel lontano 2002 in Lingue e Letterature Straniere. Molte letterature. Non mi bastavano quella spagnola e quella inglese, le lingue in cui mi sarei laureata, ho aggiunto tutte quelle che il corso di laurea mi permetteva di aggiungere: quella francese, tedesca, italiana, nord-americana. Poi, siccome non mi sembrava abbastanza, ho inserito anche un po’ di storia greca e della musica. Ecco, giusto per farvi capire quanto amassi (e ancora ami) i libri, le parole ed il loro studio. Ho sempre lavorato mentre studiavo e devo dire che questo mi ha insegnato molto, mi ha aiutata a maturare come persona. Poco dopo la laurea, ho lasciato il mio paese di origine per lavorare all’estero: avevo bisogno di dimostrare a me stessa di essere in grado di stare in piedi da sola. Nessun padre, fratello o fidanzato a mostrarmi, ogni volta, a turno, quale fosse la strada giusta per me. Volevo mettermi alla prova e conoscermi fino in fondo. Avrei trovato da sola la mia strada. Così è stato. Mi piace dire che ho vissuto tanto, nel senso che i miei giorni sono stati pieni di vita e di passione. Ecco perché, ora, ho tante storie da raccontare. Come dice Alessandra Perotti, alla fine, scrivere è vivere.

Come e quando hai deciso di avviare la tua attività professionale? Ci sono stati motivi o episodi particolari che ti hanno portata a scegliere questa strada?

La decisione di dedicarmi totalmente alla scrittura è nata lentamente. Attraverso un percorso molto intimo, interiore, sono infine riuscita a ricollegarmi con la mia parte più vera. Sono tornata a casa, da me e da mio figlio. Ma questa è un’altra storia, ed è ampiamente raccontata nel mio romanzo.
Quando ho preso la mia decisione, lavoravo, da diversi anni, come assistente alla direzione in una multinazionale. Mi piaceva il mio lavoro, così come le persone con cui collaboravo. Era come una seconda casa per me. Solo che poi un giorno, mentre, per l’ennesima volta, spingevo malamente mio figlio verso l’auto per accompagnarlo a scuola – era tardi, come sempre, e io sarei dovuta arrivare in ufficio entro le 8.30, e magari, anche, evitare di timbrare con ritardo – all’improvviso ho capito. Non potevo più fare questo a me ed a mio figlio, che già mi chiedeva, attraverso un linguaggio tutto suo legato alla paura, di stargli vicino ed aiutarlo a crescere. Quello stesso giorno ho preso sottobraccio il mio coraggio e ho dato le dimissioni, nonostante il dispiacere di lasciare persone a cui volevo davvero bene.

Cosa vuol dire per te essere una freelance?

Due cose. La prima, avere la possibilità di portare al mondo tutto ciò che sono ed in cui credo attraverso la mia professione, ovvero la scrittura. In un mondo ormai velocissimo, in cui stare fermi ad ascoltarsi sembra diventato un privilegio, credo che alle persone servano un po’ più di emozioni legate al proprio piacere e sono convinta che la strada migliore per poterle provare sia di giacere dentro sé stessi. È lì che si trova tutto ciò che ci accompagna nella vita. È lì soltanto che si trova la fonte della nostra ricchezza interiore, del nostro nutrimento come anime. Essere scrittrice significa questo: dare la possibilità al lettore di varcare l’uscio della propria anima ed accomodarsi in quel luogo intimo noto a lui soltanto. Lontano dalle richieste incessanti della vita. 
La seconda significa per me avere la libertà, ma anche la responsabilità, di scegliere al 100% per la mia vita. Sono io che guido. Posso scegliere dove andare, ma so anche che la responsabilità di come andrà questo viaggio è mia. La meta? Poco importa. 

Hai scritto un libro, “C’è sempre una sorella preferita”, che racconta dell’amicizia speciale tra 5 donne. Com’è nato questo progetto di scrittura?

Per caso. Durante un fine settimana trascorso insieme qui a Riccione. Le mie sorelle ed io (in realtà io non ho sorelle, loro sono le mie sorelle di anima) eravamo sotto l’ombrellone: si parlava del fatto che avessi dato le dimissioni, della mia intenzione di dedicarmi alla scrittura e di pubblicare il mio primo romanzo, quando Azzura se ne esce dicendo 
“Priscilla, ma perché non scrivi un libro sulla nostra storia?”
“Già, perché non scrivo un libro sulla nostra storia?”
È stato negli istanti successivi che ho immaginato le parole di apertura del romanzo, l’incipit. E poi, nei giorni successivi, è avvenuta la stesura del capitolo 1.

Come libera professionista che si occupa di parole e testi, quali sono le difficoltà maggiori che incontri nel tuo lavoro? Credi ci siano difficoltà specifiche legate al settore in cui operi?

Non voglio cadere nel cliché che la concorrenza è tanta ed il mercato dei contenuti saturo. Onestamente, credo che le difficoltà (e noi le vediamo come tali poiché, magari, non stiamo riuscendo a portare avanti qualcosa) siano una sorta di “messaggio” da interpretare per poter migliorare come professionisti e come persone. Se una cosa non ci riesce, c’è qualcosa che stiamo sbagliando. Dobbiamo fermarci e guardarci dentro, per capire cosa c’è dentro di noi che ci rallenta. 
Nel mio settore la difficoltà, secondo me, è essere veri professionisti. La scrittura è lavoro, un lavoro serio che richiede conoscenza della lingua e dell’arte di scrivere (io stessa dedico moltissimo tempo a questo aspetto). Richiede impegno, esercizio costante e tanta umiltà. Dedizione, amore per le parole. Anche quando è solo tuo e non c’è nessuno ad ascoltarti. 

Perché hai deciso di partecipare al progetto “Ddays, un anno da donne”?

L’idea di dare il mio contributo ad un progetto dedicato a donne che, come me, si fanno avanti, ogni giorno, nella propria vita mi ha entusiasmata. Servono esempi di donne che sono riuscite in questo per far sì che altre donne possano crederlo possibile

Le persone che scrivono sono anche persone che leggono molto, che rapporto hai avuto con la lettura e la scrittura in questo anno così ‘straordinario’? Ti hanno aiutata e ti stanno aiutando?

La vita in questo ultimo anno mi ha messa davvero a dura prova. Sono accaduti eventi che, a volte, non sapevo come affrontare. La lettura e la scrittura sono state la mia ancora di salvezza. Ciò che mi ha permesso di non perdermi nel dolore o nella paura del dolore. In primis la lettura, perché, era il mio ponte per un altrove immaginario senza sofferenza. La scrittura è arrivata dopo, quando sono stata pronta ad affondare la penna nelle mie emozioni per riportarle a galla, elaborarle e lasciarle andare. Credo sinceramente (poiché lo sperimento su me stessa, ogni giorno) nel potere curativo delle parole, lette o scritte che siano. Tanto che alla fine è diventata una parte del mio lavoro, ovvero il mentoring attraverso le parole.

Hai un consiglio per chi ha deciso di avviare una propria attività professionale o per chi sta cercando di cambiare qualcosa nel suo lavoro?

Intanto dovete avere un piano, un progetto. Anche economico. Meglio lanciarsi nella vita con un paracadute. E poi, una volta in volo… beh, allora “Scegliete di credere che sia possibile, e credetelo sempre. Con ogni fibra del vostro essere, con gli occhi e con il cuore.”

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